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“SPIRALE DI LUCE” Il manifesto programmatico di Spirale di luce ci stupisce e ci conquista per il suo alto profilo etico e morale, ma ancor più ci stupisce e ci affascina l’alta qualità del lavoro artistico dei membri del gruppo: Wally Bonafè, Murat Dishek, Pinuccia Mazzocco, Enzo Faltracco, e Marina Kaminsky Ciascuno ha un suo intenso mondo interiore ed estetico da offrirci, ciascuno emerge con forti e profonde peculiarità che fanno di questo cenacolo di Artisti una fucina privilegiata e foriera di molti e interessanti sviluppi. Elementi comuni ad essi sono: una pittura informale / colori che strutturano la composizione / tele di dimensioni piuttosto grandi per esprimere forti pressioni creative / sogno e realtà che si intrecciano in un pensiero positivo sulla vita (considerazione dedotta dal “manifesto” del movimento, che, pur partendo da affermazioni vicine al “Manifesto futurista”, giunge però a conclusioni decisamente diverse e divergenti: cosa che li avvicina alla “Spiritualità nell’Arte” affermata e propugnata da Kandinsky nel 1910) / tensione dello spirito per l’affermazione di una cultura del bello e dell’armonico.
WALLY BONAFE’ C’è una grande maestria nelle opere presenti nella mostra alla Casa della Pace, che propongono allo sguardo del fruitore un impegnativo incontro con un addensarsi vorticoso di colori intensi , ai quali l’artista imprime ora un movimento rotatorio (Ritorno alle origini, Pensieri luminosi, Emozioni), ora un movimento ascendente (Melodia di primavera, Il carnevale della vita, Un mondo nascosto), riuscendo a darci un sussulto emotivo, poiché parlano utilizzando segni/simboli universali, e iscritti nel nostro inconscio, quali l’occhio, la spirale, la sfera (Un mondo nascosto). Il magma di colori in cui tali segni/simboli sono immersi fa da moltiplicatore alla loro potenza per il medesimo motivo: anche i colori rappresentano, nel nostro inconscio, le emozioni. Nel “Ritorno alle origini” lo sguardo viene catturato dal fulcro centrale della composizione, ma percepisce contemporaneamente il vuoto degli spazi intorno alla sfera dorata che è insieme sasso risucchiato e corpo dorato ascendente, con tutt’intorno un’esplosione luminosa creata dall’artista con robuste pennellate di colori materici sovrapposti.
MURAT DISHEK Difficile scegliere quale sia l’elemento che più contribuisce a determinare nelle tele di Murat Dishek quell’atmosfera sospesa di forza e di mistero che cattura gli occhi e la mente di chi le osserva. Forse è la presenza di antiche forme archetipe, che ogni civiltà ha utilizzato e che parlano al nostro profondo. Forse è la scabra, petrosa superficie materica che fa della tela esposta uno “specchio“ al contrario, che risucchia e assorbe la luce, attirando lo sguardo “dentro” la trama del colore e della materia. Ma potremmo parlare anche delle tinte contenute, della scelta di reiterare moduli geometrici; della misurata e sapiente articolazione delle sue composizioni. Forse la forza , il mistero e la bellezza del lavoro di Murat Dishek sta nel fatto che, con le sue opere, è come se ci trasportasse, nel tempo e nello spazio, ad ammirare i graffiti, quali potrebbero essere incisi sulla roccia di uno dei tanti siti del nostro continente, ma inducendoci a constatare l’attualità di tali espressioni e l’unicità della matrice culturale e spirituale che tutti ci accomuna e ci eleva. Nei dipinti di Murat Dishek c’è la presenza allo stesso tempo inquietante perché sovrastanti e tranquillizzante perché facenti parte delle reminiscenze che da sempre ci accompagnano, di totem che rimandano a pregresse conoscenze e sicurezze. Il loro colore opaco è circondato da pennellate di colori, quasi tasselli di mosaici a rappresentare la varia umanità che ad essi si rivolge e da essi trae forza e vitalità: è una pittura a suo modo divisionista, che contribuisce a creare una certa spazialità nella quale i totem sono immersi. La mano del pittore è sicura e questi lavori lo proiettano lontano.
ENZO FALTRACCO Le tele di Enzo Faltracco ci catapultano nello spazio siderale e con grande coerenza e consequenzialità ci dipanano davanti gli eventi “possibili” dell’universo, o per lo meno le visioni “possibili“ di eventi scientificamente possibili nell’universo. Certamente poeticissime e affascinanti visioni, che non fatichiamo a reputare realistiche poiché qualcosa di simile ci è stato restituito dai telescopi che scrutano i cieli. Ma il dono che l’autore ci fa, sta in due fattori: 1) nel fornirci una sequenza (la galassia, e poi l’eruzione, e poi la nascita della stella e poi l’evoluzione della stella , e la nascita di altri mondi…): intrattenendoci dunque sulla realtà della formazione di un nuovo mondo, ma soprattutto nel darci delle splendide tele sognanti e reali insieme, in cui sembra di udire il silenzio e il fragore delle esplosioni; 2) insieme alla tremenda grandiosità degli spazi planetari, (e ciò attraverso un uso sapiente delle rappresentazioni di vapori, gas forme fluide, luci e sfere lontane). Forza e ipnotismo emanano da “Fire Dance”, dove l’effetto della fiamma che guizza è ottenuto attraverso l’ideazione originalissima di un reticolo giallo sovrapposto a un altro di color rosso/arancione; un’atmosfera onirica è presente in “Rising star“ dove la nascita della stella è un morbido stratificarsi di colori tenui che creano la sensazione di un fluttuare di sostanze.
PINUCCIA MAZZOCCO E’ l’aria la protagonista delle tele di Pinuccia Mazzocco, come se l’artista cercasse di intrappolare nello spazio del quadro la vitalità, la forza, ma anche la delicatezza e la levità dell’aria e del vento. E riesce a farlo attraverso tre elementi: la scelta e la stesura dei colori, l’architettura della composizione. I colori sono lievi, trasparenti, comunicano dolcezza e sottile serenità La sapiente stesura è ampia, armonica, come generata da una mano che nel gesto ampio esprima un sentimento di amore, una sorta di abbraccio di tutto ciò che sta al di là della tela. L’architettura risultante è un pulsante soffio di vita che riempie e sembra trasbordare dai confini della composizione. Sono quadri che seducono e inducono a penetrarvi dentro a perdersi e lasciarsi trasportare, come il vento trasporta nelle sue spire ciò che incontra sul suo cammino.
MARINA KAMINSKY Ciò che Marina Kaminsky lascia per noi sulla tela è il dono di una creatività vitale ed esuberante. Non possiamo non cogliere la sua voglia di comunicare che così prepotentemente percepiamo nei disciplinati dalle linee nere che arginano il deragliamento dell’impulso creativo e hanno il compito di darci, attraverso l’inserimento dello schizzo o della sagoma, un messaggio più diretto e nitido. Si fa sontuosa per espandersi nello spazio e consentirci di godere della originalità e della bellezza delle sue visioni. Per quanto giovane questa pittrice nelle sue tele è in grado di esprimersi con sicurezza e forti pennellate, usando colori densi e di una violenza che non è mai sgraziata ma che, anzi, contribuiscono a rendere il soggetto rappresentato equilibrato e persuasivo. Notevole la Tour Eiffel, che, sfidando le leggi di gravità e la stessa staticità, sembra librarsi nello spazio quasi fosse una navicella spaziale impegnata a creare una liaison tra Terra e Cielo, di un blu intenso.
Donato Carissimo 9 Novembre 2010
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