|
Spirali e luci: l’arte come percorso iniziatico
Il concetto di luce rievoca inevitabilmente nelle nostre menti qualcosa di divino, una dimensione che va oltre la realtà contingente. La luce, in questa prospettiva, è la manifestazione di una condizione di essenzialità e immutabilità, che trova un calzante esempio nell’idea espressa da Dante nella mistica visione dell’infinita manifestazione della gloria di Dio. La coscienza illuminata è la condizione di superiorità di cui godono le figure dei grandi maestri spirituali. A livello semantico la forma della spirale è un simbolo antichissimo, che ricalca misteriosamente la forma e il moto delle galassie. La spirale logaritmica è presente in ogni elemento della natura, dai fiori agli animali, fino alle ossa umane. Essa è da leggersi in stretto riferimento al labirinto, già inciso sulle rocce dai primitivi in cerchi concentrici, il medesimo che ritroviamo nelle immense cattedrali gotiche. Il simbolo cosmico della spirale concretizza il concetto di iniziazione, ossia la volontà di compiere un lungo percorso che porterà infine alla crescita interiore, e dunque al raggiungimento della luce intellettuale. L’arte ha il potere di dare una forma a questo percorso, la spirale ha infatti in sé i caratteri intrinseci di movimento: partendo da un centro si espande nel tempo, nello spazio e nelle dimensioni dell’invisibile. Le opere di questo gruppo di artisti mostrano la loro forza introspettiva, in quanto testimoni del processo di trasformazione in atto. Le vibrazioni armoniose che irradiano le loro creazioni hanno il preciso compito di dipanare le ombre scure della violenza, dell’egoismo e dell’indifferenza. Ognuno di loro ha elaborato, attraverso la ricerca in scambievole sovrapposizione ad un percorso iniziatico, gli strumenti attraverso cui esprimere questa intenzionalità. Forti le pulsazioni cromatiche di Wally Bonafé, dove gli strati di pittura suggeriscono l’idea che nulla può restare separato. Il completamento è uno dei fattori pregnanti, per giungere allo status di armonica convivenza, evidente anche in Marina Kaminsky. Per la pittrice l’esistenza è attraversata da tensioni, che rimescolano tutto di continuo. Il magma pittorico è il medesimo di quello primordiale da cui tutto è nato, e a cui tutto ritornerà. Ma occorre unire all’impeto dell’energia creativa l’oggettiva ponderazione delle cose, finalità di cui si fa portavoce Matteo Cannata. Con lui beneficiamo della proporzione matematica che genera equilibrio e chiarezza, non lasciando spazio ad alcuna incertezza sulla via da percorrere. La risposta complementare a questa nitida visione arriva dalle impalpabili suggestioni di Pinuccia Mazzocco. La superficie viene attivata da una modulazione di aree cromatiche interdipendenti, in cui l’algida cromia funge da strumento per liberarci dalla pesante prigione materiale, e risalire leggeri verso cielo. Ad attenderci adesso, ci sono le galassie e una miriade di stelle lucenti, quelle descritte nei dipinti di Enzo Feltracco. Le curvature dell’universo plasmano le figure archetipiche delle sculture di Alfredo Mazzotta, che riflette sull’origine, ponendosi al centro concettuale della spirale. Orazio Barbagallo volge la sua indagine all’uomo, e spinge la sua ricerca verso la rappresentazione dell’essenza pura di questo perché, come sosteneva Erich Fromm: “Il compito principale nella vita di un uomo è di dare alla luce se stesso”.
Miriam Giustizieri
|
 |